Le incisioni di Raffaella Surian, rivelazioni di paesaggi sorprendenti 🎙️

L’incessante sperimentazione nel campo dell’incisione si può trasformare in un richiamo semplicemente irrinunciabile per artisti che ne fanno – è proprio il caso di dire – il “segno” rivelatore della loro opera. È così che punte e bulini da sempre rappresentano la strumentazione immancabile nello studio di Raffaella Surian, concorezzese originaria di Teolo – pittoresco paesino sui Colli Euganei – provenienza di fama che condivide con il piccolo ma significativo Museo d’Arte Contemporanea intitolato ad uno dei più nominati critici d’arte nostrani del ‘900, Dino Formaggio. Il suo fare artistico usato fin dagli albori in modo poetico e assolutamente personale, nasce negli anni “80 dall’attività di assistente al corso di tecniche dell’incisione presso la NABA (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano) tenuto da Walter Valentini, Mario Benedetti ed Enrico della Torre.

Da allora Raffaella non si scrolla più di dosso una tecnica che nel panorama odierno non è certo di tendenza, ma che lei riesce a maneggiare con sorprendente padronanza, adattandola alla sua esigenza rappresentativa nelle diverse declinazioni, dall’acquaforte e l’acquatinta, fino alla più delicata maniera a zucchero, o cera molle, dal tratto più sgranato come di pastello. Subito dopo l’Accademia predilige un linguaggio astratto, forse rimasto ancorato ai linguaggi dei suoi maestri (Veronesi, Isgrò, Colombo), ma già allora le sue lastre vengono trattate con originalità: le matrici molto acidate rendendole materiche, usando carte spesse e rugose per imprimerle, con il torchio calcografico, con molta pressione. Grandi fogli dai titoli: Orizzonte Nord, Stretto di Bering, Cielo di Grindenwald, sono alcune fra le incisioni esposte in una mostra a Monza a cura di Paolo Biscottini – allora direttore dei Musei Civici.

Raffaella Surian, Il cielo di Grindenwald (acquatinta e acquaforte – 1988)

“Il mio lavoro, comunque sempre ispirato a scenari paesaggistici e alla natura, rappresenta un pretesto forte e ispiratore non illustrativo, ma emotivamente coinvolgente – racconta Raffaella – La mia attività continua con varie mostre e piccole edizioni con incisioni e poesie. Varie vicissitudini hanno poi determinato abbandoni e riprese dell’attività, ma con la collaborazione della mia galleria di riferimento a Milano, Il Mercante di Stampe – Tabanelli,  ho realizzato un Libro D’artista e alcune Cartelle con poesie di autori contemporanei e incisioni  e successivamente, una mostra con molte opere di nuova concezione dove l’incisione diventava opera unica con lavorazioni a collage: “il collage lo intendo non come elemento aggiunto, ma come costrutto primario”.

Il passo successivo è stato dedicare del tempo anche alla pittura. “Ho sentito l’esigenza di spazi più ampi e ho realizzato opere sempre su carta (che spesso poi viene intelata) usando terre, pastelli e matite, volendo in questo modo mantenere un legame con il gesto incisorio e con l’uso della carta”. Opere celebrative della sfera naturalistica, che pongono spesso in risalto un tondo – sole o luna -rischiaratore, come testimoniano i titoli di una serie di lavori, Nuovo Mondo, o scorci di Alta Quota, o di versanti montuosi che richiamano i propri luoghi di origine, esposti a Padova, Milano e ancora al Museo Dino Formaggio col titolo Nautica Celeste, preso in prestito da una poesia di Andrea Zanzotto, noto poeta dei Colli Euganei.

Raffaella Surian, Plenilunio 1 (Collage e terre su carta sabbiata – 2007)

Una parentesi a sè ha rivestito invece, nel 2013, la realizzazione di un percorso di opere ispirate alla Via Crucis ed esibite al Museo Diocesano di Milano. “Ho affrontato per la prima volta la figura umana, e la tematica della Via Crucis con una narrazione introspettiva, di coinvolgimento personale sull’esperienza del dolore, dell’ingiustizia, ma anche della speranza e della rinascita rispetto all’iconografia tradizionale”. L’uso del supporto – anche qui cartaceo – è studiato per sottolineare l’intenzione di coinvolgimento personale: la carta e quindi l’immagine è materica in maniera che, come d’istinto, anche lo spettatore è tentato di toccare  in un atto di coinvolgimento.

Critiche positive sul suo lavoro e sulla sua ricerca tecnica e poetica è stato sottolineato agli inizi della propria attività artistica da Dino Formaggio, e a suo modo lei gli ha restituito la riconoscenza riservatale in memoria del loro incontro, contribuendo nel 2014 alla riapertura del Museo d’Arte Contemporanea a lui dedicato, rimasto a lungo chiuso, che raccoglie una collezione di artisti a lui legati nel periodo milanese-lombardo e padovano-veneto.

Varie mostre si sono susseguite negli anni, fra queste Due terre, per citarne alcune: a Padova La danza del segno a cura di Giorgio Segato, a Milano Un mondo altro alla galleria Tabanelli, a Varese Terra Madre, all’antica pescheria di Este Prima che il gallo canti a cura di Stefano Annibaletto, e presenze in Brianza con le mostre Potenza e delicatezza e Niente confini solo orizzonti.

www.raffaellasurian.it – Facebook – Instagram

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