Fra terra e acqua, l’impressionismo contemporaneo di Marco Busoni ðŸ“¹

Il fascino intramontabile della tradizione impressionista si rivela storicamente in fattori che sanno risvegliare anche l’occhio più insensibile. A partire dal ruolo centrale giocato dalla luce naturale e dalle sue molteplici sfumature e riflessi, il motivo di seduzione di queste atmosfere per definizione poetiche non è mai unico. Prendendo più che un semplice spunto da questa tendenza rivoluzionaria, l’artista usmatese Marco Busoni (1962) sintetizza bene nella sua ricerca visuale molti di questi aspetti, evidenziando i punti di forza di una delle correnti indubbiamente più emozionali nel panorama della storia dell’arte.

Con in tasca una Laurea in Ingegneria Aeronautica, dalla seconda metà degli anni “90 inizia a dedicarsi con impegno e il supporto di eventi espositivi alla valorizzazione di questo patrimonio culturale, attraverso una ricetta attualizzata e fondata su illusioni ottiche di luce e colori, portando avanti due macro-filoni salienti: uno più allineato al corso impressionista e ravvisabile nel paesaggio rurale; l’altro decisamente “suo”, che attinge dal fantastico e misterioso mondo marino e delle sirene.

Marco Busoni, C’era una volta in Brianza (2013)

“Per realizzare scorci e vedute panoramiche mi immergo negli scenari naturalistici che ho la fortuna di vivere dietro casa, cercando quelle aree di campagna, montuose e incontaminate che ritrovo nelle Prealpi lombarde, nelle colline di Montevecchia e nelle sue zone circostanti. Ma sfrutto anche la rigogliosa fascia verde della Maremma toscana – racconta Marco – una volta localizzate le aree di mio interesse pianto il cavalletto e completo le opere in poche ore en plein air. Dove non ho la possibilità di fermarmi in loco, invece, scatto delle fotografie, anche per catturare scene mutevoli come quelle illuminate dalla luce che precede il tramonto il cui colore cambia costantemente, per poi completare le opera nel mio studio nell’arco di più mesi. Una mia tendenza è inoltre quella di ritornare più volte sulle stesse opere per ritoccare i soggetti grazie anche all’indulgenza della tecnica ad olio”.

Marco però non guarda al modello impressionista come ad un bacino stagno, ma si apre ad interessanti contaminazioni che fondono indirizzi stilistici diversi, in una sintesi visuale incredibilmente ben congegnata, dove spesso l’effetto risultante è quello di atmosfere intime. Qualità apprezzabile e premiata anche da un concorso artistico promosso nel 2009 dal Comune di Milano sulla figura di Giovanni Verga, a cui l’artista ha preso parte con il Gruppo Artistico Forlanini Monluè a cui è associato. In Molti passano qualcuno resta nella vista di una dinamica e futuristica Galleria Vittorio Emanuele ll – che richiama piuttosto chiaramente la mondanità borghese narrata da Degas – l’artista rende con incredibile efficacia il proverbiale affollamento di un simbolo per eccellenza della Milano del periodo storico di fioritura dell’impressionismo, in contrasto con la staticità del protagonista omaggiato al concorso: Giovanni Verga.

Marco Busoni, Molti passano qualcuno resta (2008)

L’aspetto più sorprendente della sua attività è forse la capacità di conciliare questa sfera realistica con l’universo fantasy delle sirene, l’altro ambito prediletto che anima la sua incessante sete di ricerca. “In questo spazio di forte immaginazione posso sperimentare ancora meglio gli studi sull’infinita ricchezza cromatica della luce che trapassa i fondali marini o che si staglia sulle onde, concretizzati negli anni, fra l’altro in richieste di collaborazione anche internazionali, occasionali ma anche continuative. Vale per gli album della band tedesca dei Luna Bianca, che hanno scelto queste atmosfere mistiche, ravvivate dalla seduzione di ammalianti sirene del mare, per corredare le cover dei loro CD; o per le copertine dei romanzi della scrittrice statunitense Tonia Brown, fino alla scelta del Renaissance Hotel di Amburgo di utilizzare una mia sirena per impreziosire una vetrata dell’albergo.

Quanto al filone della fotografia, inizialmente impiegata sostanzialmente come mezzo a cui appoggiarmi per riprodurre la realtà sulla tela, nel tempo si è presa un gradito spazio di approfondimento. Oggi la sfrutto molto in occasione dei miei viaggi in cui posso immortalare ad esempio il candore di insenature create dalla roccia calcarea, come quelle tipiche delle isole greche, in un dialogo avvincente con la luce del sole, e le ombre di colorazioni diverse che si materializzano sulla pietra. Con lo step di approfondimento successivo sono quindi approdato alla “digital art”, combinando fotografia, computergrafica e pittura digitale, in una frontiera oggi sempre più diffusa e che sarebbe tornata secondo me molto utile anche agli impressionisti, per mettere ulteriormente a fuoco la loro indagine sugli effetti della luce sull’occhio umano”.

E nonostante la pittura non sia la sua attività principale, l’usmatese ha saputo ritagliarsi nel tempo una vetrina, soprattutto virtuale, che oggi ne sostiene la visibilità internazionale e la considerazione nel settore. “Oggi il mio spazio di promozione principale è indubbiamente rappresentato dalle web galleries, a cui mi sono avvicinato da diverso tempo, scoprendo gradualmente nuove realtà commerciali, da FineArtAmerica a Saatchi, fino a Deviantart. Le trovo piattaforme versatili, che offrono al cliente una gamma di prodotti che vanno oltre la tela, con la possibilità di accedere ad articoli diversificati, dalle stampe ai poster, ma non solo. In qualche caso si arriva addirittura a poter selezionare oggetti per l’arredo della casa”.

Ma dall’alto della sua passione, Marco non si risparmia neanche sul fronte delle mostre e degli eventi d’arte, che segue con l’associazione culturale Bottega dell’Arte di Missaglia di cui è presidente – realtà territoriale molto attiva sul territorio e in forte dialogo anche con le scuole –. È stato questo sodalizio che nel 2013 lo ha portato a far conoscere le sue sirene in una collettiva impensabile e indimenticabile, nella prestigiosa cornice del Louvre di Parigi, facendole uscire dai loro mondi acquatici tanto attraenti quanto permeati di mistero. La sua storia compositiva ondeggia quindi in questo doppio sentiero davvero inusuale, tra realtà e fantasia, unite dal punto fermo del tocco impressionista, della passione, dell’emozione e dei colori caldi e solari.

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