Nel centro di Monza batte il cuore di Arti-sta

Fra le meraviglie nascoste di un centro storico immerso nell’atmosfera monopolizzata dall’intramontabile fascino medievale che evoca il colpo d’occhio ravvicinato del Duomo e dell’Arengario, mancava da queste parti uno spazio multifunzionale improntato sia all’interesse per il fare manuale che al piacere diversivo delle mostre.

Un microcosmo dove il vociare dell’animata via Vittorio Emanuele II si dissolve repentinamente incuneandosi nella placida traversa del Vicolo Lambro. In un pittoresco ambiente di corte “annunciato” da una cancellata che lascia solo intravedere il piccolo tesoro che ci attende là dietro, ossigenato da piante in vaso e infiorettato da romantiche cascate di glicini a nascondere perfino i balconi, si presenta lo spazio culturale dell’associazione Arti<>sta, con tutto il carico di vissuto di muri che sprigionano un’aria immancabilmente d’altri tempi, dove le pareti a tratti mostrano quegli inconfondibili mattoncini rossi a vista testimoni di un’edilizia secolare. Un luogo che finisce sotto gli occhi “giusti”, è il caso di dire, nel 2019, mentre Rosella Fusi – architetto e retail designer che vanta in questi campi preziose collaborazioni, su tutte le esperienze milanesi negli anni “80 e “90 con la gallerista Lyda Levi, con la signora del design italiano Maddalena De Padova, e gli architetti Vico Magistretti e Achille Castiglioni – è alla ricerca di un laboratorio per continuare la sua passione per la ceramica, un hobby che da oltre sei anni è diventato parte del suo cammino per le dinamiche di benessere che la manipolazione trasmette. Una sorta di meditazione e piacere nella concreta realizzazione di manufatti che dalla terra acquistano forma e colore. In quel luogo magico scopre di voler condividere queste emozioni, e dà quindi vita a una filiera di iniziative rigeneranti a base d’arte che stimolano la creatività.

“Fin da quando mi sono imbattuta in questi ambienti, praticamente per caso, me ne sono perdutamente innamorata, trovandoli perfettamente indicati per il tipo di concetto o scopo che avevo intenzione di attivare. Così ho pensato subito di aver trovato il mio laboratorio sperimentale, ma non l’ho mai percepito come una forma economica, ma esclusivamente di vocazione. Un volontariato all’insegna del piacere, un distaccamento dello scenario quotidiano della vita lavorativa: la meditazione che il lavoro manuale contribuisce a dare. Mi piaceva l’idea di dare l’opportunità a chi fosse interessato, di respirare l’arte in tante forme diverse e soprattutto in un clima disteso di amicizia e condivisione. Nasce quindi l’Associazione Culturale no profit, grazie anche a chi ha voluto supportare questa iniziativa, con l’intento di proporre per i soci, laboratori dinamici per adulti e bambini di approfondimento delle varie arti manuali e artigianali, con docenti selezionati oltre che a seminari di interesse collettivo e mostre di maestri noti ed anche di giovani start up. Ed è quello che penso di proporre da due anni a questa parte, con tutte le difficoltà di gestione data anche dalle lunghe chiusure dovute alle problematiche che stiamo vivendo. Qui si fanno andare le mani e si impegna la mente imparando a realizzare oggetti in ceramica, spaziando fra le più disparate tecniche manuali, alcune più adatte ai bambini perché con ampio margine di personalizzazione delle creazioni”. Come il Suminagashi, l’arte giapponese “dell’inchiostro fluttuante”, considerata la tecnica di marmorizzazione più antica che sembra risalire a duemila anni fa, dove con i tesori del calligrafo (pennello detto “sumi”, il calamaio di pietra “fude”, l’inchiostro, la carta “kami” e l’acqua), per magia il foglio appoggiato sull’acqua ne raccoglierà la memoria di cerchi e linee che evocano gli elementi della natura, rivelando lo stato d’animo di chi realizza ogni lavoro. Un buon esercizio di meditazione.

Al termine dei corsi l’idea è di esporre il risultato dei laboratori con tutti i lavori eseguiti, una mostra collettiva per lasciare un motivo di soddisfazione ai soci che hanno frequentato. Ma per chi è di natura curioso, il ventaglio delle opzioni per sperimentare è molto ampio. Qui si possono acquisire le nozioni di legatoria, legatoria giapponese, di Kintsugi (l’arte di riparare oggetti con l’oro); o ancora, di arteterapia. Per chi si è cimentato con la ceramica e vuole mettersi alla prova con un livello più alto, non mancano i corsi professionali, oltre a quelli base. L’alto grado di intrattenimento che queste iniziative del tempo libero vogliono suscitare, è elevato ulteriormente dalla professionalità degli insegnanti chiamati a condurre questi momenti di piacere. Non deve sorprendere quindi aver visto profili come Isabella Künzli Waller scomodarsi dalla Svizzera per “scendere” a illustrare la tecnica batik di decorazione dei bachi da seta, filati e tessuti a mano, che l’elvetica padroneggia come pochi. O l’artista Alessandra Angelini, titolare della cattedra di Grafica e Tecniche dell’Incisione all’Accademia di Belle Arti di Brera, che con i suoi linguaggi espressivi di incisione, grafica e pittura approfondisce lo studio della tecnica con le possibili associazioni e contaminazioni tra procedimenti e opere ibride. Fra l’altro il ventaglio dell’offerta dei corsi, somministrati quasi esclusivamente in modalità veloce, nell’arco di una sola giornata (si inizia alla mattina, per concludere nel tardo pomeriggio) o di poche ore (2-4) rivela senza fraintendimenti l’ascendente importante che esercitano su Rosella Fusi le discipline manuali orientali, e il motivo è facilmente intuibile.

“Sono sempre rimasta affascinata dalle arti giapponesi e orientali perché penso possiedano un potere curativo non indifferente. Credo che la manipolazione sia una medicina naturale, per questo quando si viene qui la priorità deve essere rilassarsi. Lo scopo è acquisire nozioni concettuali a cui si affiancano la pratica e i saperi artigianali. Non ambisco quindi a limitare l’immagine di questo spazio ad un punto mostre, vorrei invece ampliare quanto possibile il ventaglio della proposta ad altri sensi, includendo magari dei percorsi olfattivi e musicali legati alla liuteria perché l’arte è anche sensorialità e ritmo. Le mostre rispecchiano pertanto solo una delle anime dell’articolata realtà culturale di Rosella Fusi. L’obiettivo anche qui è non limitarsi ma saper differenziare la proposta per renderla realmente attrattiva senza voler essere troppo selettivi o esclusivi. “La mia idea sul valore espositivo di questo spazio si basa sul punto fermo di voler promuovere artisti emergenti ed anche già affermati. D’altro canto sono già passati da qui artisti con produzioni molto variegate, da Giovanni Tamburelli a Giovanni Ronzoni a Gaetano Fracassio e Paola Paleari, e a settembre ci attendono le trame di Sonia Scaccabarozzi, nell’ambito del Fuorisalone Monza 2021. Il valore aggiunto per il futuro potrebbe essere quello di animare le rassegne con momenti in cui gli artisti stessi possano guidare i presenti in laboratori creativi ispirati alle opere in mostra. Fra l’altro le superfici a disposizione così particolari devo dire si prestano bene a mettere in risalto gli stili che di volta in volta decorano l’ambiente: sembra quasi si trasformino assecondando l’artista del momento”.

“Credo che la manipolazione sia una medicina naturale, per questo quando si viene qui la priorità deve essere rilassarsi”

E proprio l’allestimento è una delle fasi che per deformazione professionale più entusiasmano Rosella Fusi, già abituata per lavoro a immergersi nel mood di immaginare la disposizione dell’arredo di esercizi commerciali e abitazioni private. Quanto all’attitudine a coltivare e diffondere il bello, è un sano vizio che la fondatrice e presidente dell’associazione si porta dietro dagli anni dell’Istituto Statale d’Arte di Monza grazie all’insegnamento di Professori quali Nanni Valentini, Paolo Nava, Ugo La Pietra, Anty Pansera,Michele Sangineto, che ha poi rafforzato sul campo, soprattutto nelle esperienze di progettazione al fianco di icone del Novecento come Maddalena De Padova, Vico Magistretti e Achille Castiglioni. Tra le tante idee pronte a concretizzarsi, in un ambiente così inclusivo l’attenzione alle cause sociali non poteva rimanere fuori. E in effetti per il prossimo 25 novembre, per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, ad Arti<>sta è in programma una kermesse collettiva organizzata insieme a Paola Zeppi e Felice Terrabuio, il cui ricavato della vendita delle opere esposte andrà a finanziare un’associazione monzese impegnata a sostenere le vittime di questa piaga silenziosa. Ma anche durante il lockdown di settembre 2020, con l’evento virtuale L’arte non si ferma, lo spazio di Vicolo Lambro è come se fosse rimasto di fatto sempre aperto, con le immagini delle opere di chi ha esposto e guidato i laboratori, ma anche contributi di profili “esterni” che hanno voluto dare il loro sostegno a distanza, e sono circolati in rete facendo compagnia ai più affezionati, in una sorta di reciproco sostegno all’arte. Arti<>sta si identifica quindi come un originale angolo magico polivalente nel cuore raffinato di Monza, che riflette lo spirito caloroso e accogliente di Rosella Fusi, sempre impegnata a mantenerlo vivo e aperto a nuovi indirizzi e formule intrattenitive per coinvolgere piccoli e adulti, in tante forme d’arte che stimolino il piacere di stare insieme.

Per approfondire il mondo di Arti<>sta, visita il sito http://www.arti-sta.com.

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