Tra arte e scienza, Alessio Ceruti e l’occhio sensibile all’ambiente

L’amore per l’arte e la ricerca scientifica, uniti dalla ferrea consapevolezza del “sopruso” atavico operato dall’uomo nei confronti della sua culla primordiale, la Terra, forma il centro gravitazionale di una proposta artistica che per definizione non vuole rimanere confinata dentro modalità formali stagne. Su questo fondo di amore verso il proprio pianeta che sa di spontanea gratitudine, e una naturale sete di curiosità d’animo che ne alimenta una sperimentazione continua, si basa la linea artistica di Alessio Ceruti, in arte ALCE. Varesino, classe 1980, muove i primi passi in questo mondo nell’azienda paterna, collaborando alla finitura di opere di grandi artisti quali Michelangelo Pistoletto e Not Vidal.

Desideroso però di trovare una via autonoma nel firmamento dell’arte contemporanea, decide nel 2010 di trasferirsi in Indonesia, a Bali. Da questo momento si dedica allo studio di alcuni dei fenomeni ambientali che stanno mettendo più a dura prova la resistenza degli ecosistemi del sud-est asiatico (regione che nel frattempo amplia alla sua conoscenza, visitando Singapore, Malesia e Shangai). Nascono così, come in un laboratorio scientifico, opere mai definitive, ma sempre in evoluzione, in cui Alessio crea e distrugge, e che mettono a fuoco processi antropici deleteri per la salute della natura. Opere che passano fluidamente dalla pittura alla scultura all’installazione, fino alla videoart. Così per spiegare uno degli effetti del cambiamento climatico, scioglie per esempio dei materiali calcarei come le conchiglie nell’aceto e nell’acido muriatico, per simulare il processo di progressiva acidificazione e conseguente dissoluzione in corso della barriera corallina indonesiana. Un altro caso che lo affascina e decide di approfondire è la deforestazione dell’Isola di Sumatra, che per esigenze umane, come la produzione di cosmetici e l’estrazione dell’olio della palma, non solo rischia di ridimensionarsi, ma di scomparire. Perciò ricrea il processo in atto su “quadri tridimensionali”, in cui fa largo uso di terre e materiali naturali. Per rendere l’azione incessante dei cambiamenti climatici erode le superfici, “stressa” le sostanze, ma il rispetto per l’ambiente lo guida anche nella frequente scelta di materiali di recupero.

Di ritorno dal continente Asiatico, mette subito a disposizione le sue ricerche in alcune mostre significative, al locale B’Arte di Solaro nel 2015, nella mostra in collaborazione con Lena Taran, DeforestAction, e sull’acidificazione delle acque nella mostra del 2016 a cura di Alberto Moioli, What-er, nell’elegante cornice delle Scuderie della Villa Borromeo di Arcore. Mostre impegnative perchè dense di materiali che svariano dalle installazioni ai documentari. Anche in Italia trova però spunti adatti per parlare di sfruttamento ambientale, come nel Parco Nazionale del Vesuvio, dove frequenti e immensi incendi mettono alla prova l’habitat naturale di milioni di api, fondamentali per l’uomo non solo e non tanto per la produzione di miele, quanto per la loro funzione biologica che è garanzia della vita sulla Terra. Sensibile anche a questo tema, lo propone nel 2019 in una mostra in terra tedesca in cui invita il visitatore ad assumere l’irriproducibile punto di vista di un’ape, trasformato grazie ad una caramella al miele (sulla falsa riga dell’avventurosa esperienza che vive la protagonista di Alice nel Paese delle Meraviglie).

Il suo interesse è però lungi dall’esaurirsi nella trattazione della natura, che ne è comunque il fulcro. Per questo, senza spostarsi troppo da questo ambito, con il progetto Epic-genetic approfondisce la biologica mutevolezza della percezione umana, facendoci riflettere, con la serie Cells, su come una visione distorta o prospettica di un oggetto possa generare in noi un cambiamento del nostro pensiero. La costante del linguaggio di Alessio è però sempre la base scientifica, che ritorna anche nelle sue serie più recenti: A New Shape, dove elementi antagonisti si incontrano, anzi si scontrano, producendo degenerazioni e alterazioni materiche; e in Origami, dove i metalli assumono le proprietà della carta, piegandosi a dare vita a volumi geometrici dalle caratteristiche inaspettate, piene di luci, riflessi e ombre, a volte impreziosite dalla foglia d’oro. Con la sua opera quindi questo artista, guidato da un profondo rispetto per l’ambiente, se da una parte vuole essere riconoscente alla natura, dall’altra ci gioca per sorprenderci.

Alessio Ceruti, The Field 3 (2015)

Foto nell’articolo Crediti: Alessio Ceruti

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