L’universo di Sergio Crippa, nel segno dell’unione ferrea tra arte e fede🎙️

Uno spirito pulito e sincero, con il suo pensiero può spazzare via un’idea d’arte contemporanea molto diffusa, che adombra l’essenza più profonda di questo mondo, che per definizione dovrebbe essere invece autentico. Sergio Crippa è così, naturale e senza filtri: con questa predisposizione d’animo oggi mostra con orgoglio e semplicità, nella storica Corte Massè di Monticello Brianza, dove è nato nel 1955, il frutto di una dedizione ultratrentennale che lo ha portato ad esporre in Italia e all’estero, senza che il successo intaccasse la sua concezione genuina di vita e di arte, ancora adesso distante da logiche puramente commerciali. Il suo percorso creativo, completamente da autodidatta, nasce a fine anni “80 dall’ideazione dell’originale tecnica del bassorilievo a piombo. Già questo potrebbe bastare per iscriverlo nel firmamento dell’arte, ma Sergio non è persona facile a saziarsi subito, ed è questa la sua vera forza. La congenita vena versatile gli impone di spaziare continuamente da un medium all’altro, e allora presto si cimenta con il rame, il ferro, il marmo, la pietra, il legno, non trascurando il disegno e senza privilegiare un supporto piuttosto che l’altro, ma dando pari dignità a tutti. Con il suo ingegno dà vita a “sculture dinamiche” in ferro e rame molto elaborate, come quelle per sollevare e versare l’acqua, altre in ferro dai motivi spiraliformi, dotate di rara e sorprendente elasticità e armoniose.

“Ho sempre avuto un temperamento piuttosto attivo fin da giovane, praticando sport vari (calcio, bici, motocross) e devo dire che ho mantenuto questa inclinazione anche oggi – racconta l’artista – penso che il lavoro, il fare, sia la vera vitamina del cervello ed è importante non perdere questo allenamento psicologico. Quello che si può osservare in questo laboratorio, che mi piacerebbe un domani potesse diventare un museo atipico, è quindi il risultato di un percorso equilibrato che passa anche dalla fede (l’insegna in ferro “tra arte e fede” all’ingresso della sua “fucina” ce lo ricorda ndr) che come l’arte ho maturato in occasione della perdita di mio padre. Per me è centrale poi il confronto con il visitatore: voglio lasciare qualcosa a chi verrà, oltre alla famiglia, e le visite delle scolaresche e dei veri appassionati, in questo senso mi fanno molto piacere”.

Centinaia di sculture “alloggiano” in questo rilassante angolo incontaminato adagiato sulle colline della media Brianza, luogo ideale dove immergersi in una dimensione di meditazione artistica profonda e a tutto tondo, come è l’opera di Sergio, che negli anni si è fatto apprezzare per le numerose donazioni di opere scultoree: crocifissi per sale convegni comunali del territorio, statue di figure religiose per luoghi di culto e pellegrinaggio rinomati, come il Santuario della Madonna del Bosco di Imbersago, a cui ha donato un bassorilievo di Papa Giovanni XXIII, tributato con due sculture anche al PIME (Istituto Missionario) di Sotto il Monte, paese natale del Papa Buono; opere mariane omaggio al Corpo dei Carabinieri, a cui lui stesso è molto legato per esserne parte dell’Associazione Nazionale a livello locale. Tutti lavori che testimoniano una devozione spirituale profonda che traspare chiaramente.

A Monticello invece Sergio è nato e ha dato vita a creazioni dall’inventiva davvero impressionante. Condividendo la provenienza con un mito delle due ruote entrato nell’immaginario comune come “il terzo uomo”, capace di insinuarsi nell’eterna rivalità Coppi-Bartali. Già perchè qui Fiorenzo Magni è davvero una divinità. Molti conoscono il Museo del Ghisallo di Magreglio da lui voluto e fondato, dedicato al mondo del ciclismo. Bene, una delle originali biciclette stilizzate in rame e dal ricorrente motivo tondeggiante di Sergio ha impreziosito, su espressa richiesta di Magni, la collezione di documenti che percorrono la storia di questo sport di sudore, che l’artista non può che amare. Un’occasione rivelatasi d’oro per mettere in vetrina nazionale il suo laboratorio di idee, per cui non è mancata la visita delle telecamere della televisione di stato. E se a prima vista l’assortimento potrebbe limitarsi allo spazio che si nota stando a livello del pian terreno dell’officina, al primo piano si disvela la straordinarietà del luogo che Sergio ha forgiato in questi anni. Alle pareti delle sale, decine e decine di quadri figurativi ma dall’uso astratto del colore, si alternano a sculture ricavate nel legno di ciliegio, acquasantiere, pezzi di marmo pregiati valorizzati da orologi.

“Qui si può dire aver creato tutto io, forse solo il pavimento e qualche altro particolare non è farina delle mie mani. Ed è stata tutta una questione di tempo, quello che ho sacrificato quando lavoravo, e che continuo a dedicare alla mia passione anche ora, senza grossi condizionamenti economici. Quando si viene in visita qui, è talmente tanta la mole di lavori esposta che ognuno è quasi inevitabilmente attratto da opere diverse. Mi rendo conto che la vista rischia di perdersi in questo mare di oggetti così diversificati. Ma come ho sempre pensato l’artista deve sapersi destreggiare su più fronti, altrimenti resta limitato. Mi piacerebbe per questo raccogliere quello che ho seminato in tutti questi anni in un libro, e come detto, perchè no, farne un museo che sarebbe senz’altro anticonvenzionale”. Una missione che per Sergio è essenziale, perchè avere sempre nuovi obiettivi in testa è vitale per lasciare qualcosa di bello su questa terra. 

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