Monza, l’arte urbana nel cuore della Brianza

Nonostante scenari metropolitani ben più appariscenti, a Monza l’arte urbana sta rivestendo gradualmente un ruolo di sempre più rilevante attrattiva nell’economia estetica cittadina. Eventi ad hoc e occasioni di partecipazione attiva della cittadinanza con il coinvolgimento anche delle scuole, in anni recenti hanno fatto della realtà legata alle vicende longobarde, una piazza stimolante per la lettura di opere a spray, diffuse nei vari quartieri del territorio.

Una corposa iniezione di colore ha contribuito a darla sicuramente il progetto Recover, che si può dire aver aperto questa strada delle vetrine colorate a cielo aperto a Monza. Tra il 2014 e il 2015 nove artisti hanno ritemprato un aspetto urbano atrofizzato dall’elevato tasso di cementificazione, che a Monza, “messo in ombra” dal verde del Parco, è purtroppo attestato su livelli da primato nazionale. Ciascuno degli artisti “sponsorizzato” da una mostra personale tenuta alla galleria Grauen Studio che affaccia sul Canale Villoresi, in zona Triante, ha mantenuto lo stile tipico nelle proprie proposte comparse in alcuni degli snodi e dei punti nevralgici della vita sociale della città. Dai giardini ai centri civici, una costante aggregativa che accomuna tutti i quartieri. Per esempio quello di San Fruttuoso in via Iseo, con l’occasione di Recover si è senza alcun dubbio riscattato esteticamente, stravolto da una livrea indefinita ideata da Giorgio Bartocci con 7 fragments, caratterizzata dalle sue classiche entità stilizzate fluttuanti che da sempre ne rendono il linguaggio della sua Street Art estremamente riconoscibile, d’impatto e di impronta astratta.

Giorgio Bartocci, 7 fragments (Centro Civico via Iseo, Monza)

Una nuova connotazione visuale l’ha assunta anche la biblioteca del centro civico di Triante, arricchita dal murales Blue blue blue di Giacomo Morelli che richiama sia la tranquillità e l’intensità del mare che del cielo. E al mare fa riferimento anche l’opera di gig, apparsa su un muro di fronte al centro civico San Giuseppe, alimentata con delle barchette di carta che rappresentano metafore dei pensieri della mente senza precise direzioni. Mentre il centro del quartiere Regina Pacis si è animato con il linguaggio del lettering di Domenico Moreo, un codice che contaminandosi con l’astrazione crea paesaggi di grande indefinizione e anche per questo affascinanti. Con Ufocinque si cambia zona della città, a due passi dalla stazione ferroviaria, per incunearsi nel sottopasso di Corso Milano, che l’artista ha riempito di macchie di tonalità scure che richiamano la terra, rendendo una sorta di oasi, in contrasto con un’area cittadina pesantemente urbanizzata. Zone di passaggio rivestite di un senso artistico che ne ridisegna inevitabilmente l’immagine, aggiungendo quel plus che le distingue da punti urbani dotati della medesima funzione ma sostanzialmente neutri. È accaduto alla passerella pedonale di via San Gottardo, gettonato collegamento quotidiano, decorato da Lucamaleonte con una vegetazione floreale e arborea che rimarca una volta di più un’autentica necessità per la città.

E anche contesti riqualificati dimostrano di poter tornare a splendere se rinnovati con l’aiuto della Street Art. La certifica si può ammirare al Macello Park di via Clementi con inclusa la firma di SSTM, apposta attraverso dei capitelli spezzati, velata esortazione agli skater a non lasciarsi abbattere dalle cadute, che contribuiscono invece a plasmare la propria colonna. Nel cuore della città non può non colpire invece con la sua euforia cromatica, il castello circondato da un borgo medievale opera di Camilla Falsini, realizzazione immediata creata con un linguaggio semplice, quasi infantile, in Vicolo Carrobiolo. Tra i 9 autori del progetto non è mancato lo spazio anche per il duo Geometric Bang & Crisa, che hanno dato alla luce un altro prodotto di matrice astratta a Triante, proteso direttamente sul Villoresi lungo la ciclabile che affianca il canale. E Recover non è stata la sola occasione per aprire una finestra monzese sulla Street Art, certamente è stata però la manifestazione che ha aperto lo sguardo su questo genere sempre più di tendenza e rispetto a qualche anno fa sdoganato anche come arte legittima e autorizzata.

Fuori da quell’esperienza precorritrice, il monzese Paolo Monga ha portato una dose del suo distintivo realismo in bianco e nero in diversi angoli della città. Le sue creazioni pervase da uno stile ritrattistico bicromatico con una forte contaminazione fotografica, hanno così animato i giardini di via Biancamano, qui con situazioni che richiamano quelle abituali in aree civiche verdi; senza dimenticare lo Stadio Brianteo, dove anche in movimento lungo la provinciale si può notare la monoposto numero 27 guidata dai grandi di Maranello, ritratta su un muro dell’impianto sportivo. Accanto all’ingresso del Mulino Colombo, tornando in centro, non può sfuggire dalla vista la commistione antico-moderno sviluppata verticalmente e inscenata dal duo Stan & Lex con un disegno figurativo appartenente alla loro prima fase, in contrasto con l’architettura del mulino. Magnificare l’antico con il contrappunto del proprio marchio contemporaneo è uno dei “poteri” della Street Art. 

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