Il paradiso dell’arte tipografica, nel regno fiabesco di Alberto Casiraghy

Quando ti chiami Alberto Casiraghy, la ricetta creativa per colpire la platea dei cultori del gusto raffinato, passa per forza da quell’insieme incredibilmente attraente di attenzioni formali ed estetiche, custodite negli iconici libretti d’autore in edizioni limitate che lo hanno reso tanto popolare dal 1982. La sua nomea si fonda e continua oggi a risplendere nell’abitazione-studio da libro delle fiabe in quel di Osnago – borgo lecchese rifugio di artisti, segnato da ville d’epoca dal fascino irresistibile –, dove nascono le perle letterarie che riempiono di senso queste minimali eppure intense opere d’arte numerate. Creazioni speciali, tutte con impresso il logo inconfondibile della sua casa editrice ormai conosciutissima, Pulcinoelefante. Elaborazioni magiche perchè valorizzate, in una manciata di pagine rilegate artigianalmente, da aforismi e disegni, composte a più mani con chi ha piacere di passare dalla sua fucina polverosa, e può non solo toccare con mano i frutti del lavoro dell’instancabile macchina a caratteri mobili, ma anche mettersi alla prova con un macchinario capace di rivitalizzare un’arte tipografica oggi quasi scomparsa.

Originate a volte insieme a profili che dicono tantissimo e tanto hanno saputo dire nel panorama letterario italiano, pensando ad Alda Merini, con cui il maestro non ha mai nascosto un rapporto affettivo che va oltre l’amore condiviso per la parola, e alcune foto esposte che ritraggono la poetessa maledetta lo testimoniano con chiarezza. Alcuni sono riferimenti distinti per l’arte contemporanea, si vedano i vari Munari, Baj o Tadini. Con altri ancora, invece, che hanno il titolo per giudicare l’operato di un artista così estroso, come Philippe Daverio, si è instaurato un legame di sincera stima e amicizia, per un’attività artigianale senza eguali, e i 10.500 titoli sfornati in quasi 40 anni di attività in questo eden della fantasia fuori dal mondo lo confermano. Ma la calda accoglienza in questo regno poetico non si nega a nessuno, anche se l’artista ama intrattenersi con un occhio di riguardo con chi sa interlocuire con lui sul suo terreno prediletto. E non potrebbe essere diversamente dall’ottica di chi ha iniziato a lavorare come liutaio, virando poi su un altro tipo di lirismo, quello dei disegni, delle poesie, dei racconti e degli aforismi. Numerose le raccolte di materiale che raccontano di questa passione limpida, mai intaccata da altri interessi.

Da qui sono passati anche profili apparentemente distanti dall’arte di Casiraghy, se si pensa alla modalità d’azione incisiva delle operazioni spesso irriverenti di Maurizio Cattelan, attirati forse da una reputazione gestita in modo incredibilmente discreto. Il materiale poetico strabordante da scaffali e mobili antiquati è eterogeneo e non si limita ai librini, già messi al sicuro di fronte all’incognita del futuro, con la donazione nel 2020 al Comune di Milano, visibili alla Casa Museo Boschi-Di Stefano (di ogni nuovo esemplare viene donato l’originale alla Casa). Alle pareti si ammirano infatti dozzine di quadretti che rappresentano piccoli e piacevoli omaggi di amici del maestro, come anche una singolare collezione di maschere africane. Due piani di casa ricchi di pensieri lirici e riservata genialità, con cui Casiraghy convive in un ambiente da sogno, puro e stimolante per la creatività.

Una vena irriproducibile che ha dato materiale nel 2016 per un documentario di Silvio Soldini, dal titolo Il fiume ha sempre creato. Ma c’è anche chi ha speso fiumi di inchiostro su questo personaggio fantastico, capace di dare senso ad un lavoro artigianale nell’immaginario comune superato dalla moderna stampa. Da par suo lui gradisce chi dispensa parole dolci sul proprio conto, eppure non pensa minimamente ad un’autobiografia, perchè il rischio di banalizzare e svendere per interesse commerciale una vicenda ormai divenuta mito è inevitabilmente molto alto. Intanto l’artigiano degli aforismi si diverte come meglio sa fare, con la ricetta consolidata a base di caratteri mobili che l’ha reso un’istituzione fuori dagli schemi prima nella sua Osnago, e oggi in tutto il mondo.

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