Il Rinascimento incontra le avanguardie nel Cortile degli Affreschi di Carlo Brenna

Per chi ama respirare quell’aria solenne tipicamente rinascimentale, senza precludersi il piacere della trascendenza onirica e simbolista suggerita da certe avanguardie, esiste un angolo idilliaco capace di regalare questo mix di emozioni mistiche che sembrano correre ben distanti dal vissuto quotidiano. Un luogo denso di atmosfere che scomodano tempi e luoghi lontani, forse neppure reali, da mettere in agenda per una visita da incorniciare. Sì, perchè il Cortile degli Affreschi, a Paina di Giussano, travolge con la varietà di situazioni immaginarie, con il concentrato fluido di luci, colori e suoni a proiettare l’osservatore in dimensioni ultraterrene, stimolate dalla lettura riflessiva e sensibile del mondo, firmata dal pennello delicato di Carlo Brenna.

Legato a Milano da un’infanzia vissuta per un primo periodo all’ombra delle colonne di San Lorenzo, conosce da molto vicino il dramma della guerra che ne costringe il trasferimento insieme alla famiglia sul Lago Maggiore, ad Intra, per una breve parentesi, prima del ritorno nel capoluogo milanese per intraprendere e perfezionare la formazione artistica. Una famiglia di creativi in cui Carlo impara ben presto a respirare una certa aria d’arte: non è un caso se di fronte al frastuono delle bombe che lasciano un segno profondo nella sua abitazione di Corso Ticinese, il maestro conservi più vividamente l’immagine di quell’inconfondibile monumento dal profumo classico dedicato all’imperatore Costantino, che stagliato di fronte alla Basilica di San Lorenzo, può ammirare direttamente dalle finestre di casa sua. Ma anche delle lezioni di musica impartite dallo zio. Dal 1968, dopo un periodo professionale come grafico, si risolve lavorativamente e passionalmente, a tuffarsi nel mondo dell’arte.

Carlo Brenna

Inizia così a produrre immersioni fantastiche in microcosmi improbabili, di fortissima suggestione, che coniugano paesaggi architettonici di città colonnate, inserite solo in funzione scenografica, con austeri volti mascherati e mezzi busti femminei, in un’avvincente e spiazzante sintesi metafisico-surrealista che ci lascia in mente un velo di sospensione. A proposito, la protagonista è la donna, la chiave di questi racconti visuali in codice, in qualità di punto di fusione tra uomo e Dio, e Carlo è arrivato al punto di celebrarne la centralità perfino in una Via Crucis decisamente personalizzata, dal titolo Ecce Vita. Un aedo dei tempi moderni non si accontenta però di sorprendere l’osservatore con il soggetto, gli scorci e i simboli: il processo con cui imbriglia le nostre funzioni percettive incanalandole in un sistema di lettura articolato comincia infatti più a monte, dalla tecnica. Da una modalità antica, l’affresco, che dopo oltre 50 anni ormai per lui non ha più segreti da rivelare: dettagli affinati nel tempo con un uso sapiente dei pigmenti, fino ad una presentazione formalmente impeccabile, che passa dal tocco finale pensato contro l’invecchiamento dell’opera, una miscela “miracolosa” di essenza di trementina e cera vergine d’api.

Il momento della raccolta dei frutti di una vita, inteso come spazio dove poter fantasticare e sperimentare la sua antica tecnica, per lui giunge nel 2011. Fatale l’incontro con Maya, che lui paradossalmente “ha sempre conosciuto, ma a sua stessa insaputa”. È la Testimone Velata che popola come un personaggio ieratico quadri e affreschi dell’artista, ed è solo una delle personificazioni che costellano queste sfere surreali, emblema della maschera che sostiene la civile convivenza e le relazioni nella società, richiesta dall’umano spirito di sopravvivenza. Maya sfrutta così la proprietà di ultrasecolari ex ambienti rurali, ricavati da una corte rustica a Paina di Giussano, per metterli a disposizione di un “rinascimentale alla corte dei tempi moderni”, che qui vi costruisce il suo sconfinato universo visionario (a guardarlo bene, nemmeno poi così tanto). Fin da subito l’esperimento si rivela felice: l’originalità del progetto trova coronamento in un mosaico di affreschi che modificano il senso visivo degli spazi dell’antico complesso, da quelli esterni ai locali un tempo adibiti all’uso agricolo.

Isarella Mariani (Maya)

In questa cornice su misura, Carlo costruisce la sua Venezia, immancabilmente femmina, a immagine e somiglianza della complessità che secondo il suo pensiero è congenita di questo mondo. Su un vecchio ballatoio, a cui si accede da una scala che già fa intravedere il sogno che ci attende, ammiriamo invece l’incanto de “l’isola che c’è”, una Santorini dove il bianco non può che essere grande protagonista. Basta poi alzare lo sguardo in su per farsi inebriare dalle rivisitazioni d’autore dei segni dell’oroscopo, dove non manca anche una punta di ironia. Insomma, con Maya l’intesa si dimostra da subito vincente e chiunque può testarlo visitando quest’agglomerato di realtà culturali avviate, con i locali interni ben ottimizzati fra atelier dell’artista, per gran parte affrescato, e la boutique gestita dalla Testimone Velata, dove non si apprezzano solo le opere più “tradizionali” del maestro: con Maya la fantasia spazia toccando vette liriche impensabili grazie a un assortimento di articoli che vanno sotto l’etichetta già indicativa di “arte da abitare”, sempre sostenuta dall’idea di portare la donna al centro di ogni discorso. Tessuti più disparati (sfoggiati anche in occasione di sfilate con un taglio rivisitato) vengono griffati dalle tinte e dai soggetti cari al maestro, in capi e borse esclusivi che colpiscono l’occhio per l’estrema raffinatezza e la gentilezza formale.

Nella boutique di Maya

La stessa ricerca è spesa per i gioielli, i Talismani di Afrodite: collane, spille, medaglioni, orecchini in rame smaltato al forno, vengono marchiati dai leitmotiv dell’artista. E non passa in secondo piano neanche l’accuratezza della selezione della materia prima, specie nel caso delle collane realizzate con gli alabastrini di Volterra. Ma il ventaglio di vie artigianali qui non conosce limiti, se è vero che dalla boccia in vetro di un vecchio lampadario si può ricavare la base per la decorazione di una nuova lampada che in modalità notturna proietta le suggestioni simboliche del maestro sulle pareti, in effetti teatrali spaesanti come il complesso linguaggio narrativo dell’avanguardista rinascimentale che qui lavora instancabilmente. L’ultimo tassello in ordine di tempo entrato nei locali dell’agglomerato di realtà culturali impostate in quest’angolo fuori dal tempo veloce, confuso e sfuggente che viviamo, è l’attività libraria, che Matteo, figlio di Maya, affianca alla pittura, aggiungendolo alla serie di servizi di chi ama il bello in una forma fuori moda perchè da consumare lentamente, distante da quella fruizione rapida che ha ormai invaso le nostre vite. Scolaresche e visitatori della domenica e non, sono sempre i benvenuti per imparare questa concezione d’arte: la conoscenza di un luogo così incredibilmente estraneo al gusto delle location espositive abituali, ha bisogno di essere condivisa per poter risvegliare l’attenzione su operazioni culturali così ardite perchè autonome.

One thought on “Il Rinascimento incontra le avanguardie nel Cortile degli Affreschi di Carlo Brenna

  1. Egr. Maestro Brenna. Come vorrei visitare questo suo luogo meraviglioso. Mi auguro di poterlo fare, passata la buriana del virus. Vorrei visitare questo suo spazio per me, senza dubbio mi darebbe respiro per vivere ancora e meglio, un luogo dove l’arte riesce a farsi apprezzare nella sua complessità ed anche a farsi amare. Un luogo e il piacere di viverlo, dalle tante luci e dagli infiniti colori, con la bellezza disseminata all’infinito. Complimenti. Giorgio Falossi.

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