Monza, l’euforia tessile corre… sul filo dell’arte

Chi ha detto che sferruzzare non possa diventare un ottimo diversivo socializzante, oltre che una valida forma d’arte? Ne sono pienamente convinte le socie fondatrici dell’associazione monzese Sul filo dell’arte, forti dell’inesauribile costanza con cui operano dal 2013 (quando in Piazza San Pietro Martire, in mano alla statua del Mosè Bianchi, per la Festa della Donna si materializzarono un’abbondante colazione e un mazzo di mimose). Le loro estrose e allegre creazioni a ferri e all’uncinetto, spezzano il grigiore della città, non solo monzese, ma di tutta Italia, instillando una riflessione critica con prese di posizioni decise su temi etici, sociali e culturali particolarmente sentiti, in occasione di ricorrenze molto speciali di interesse nazionale e internazionale (Giornata contro la violenza sulle donne, 700° anniversario della scomparsa di Dante, tributato con una poetica selva oscura in quel di Vedano). E perchè no, anche gettando un pizzico di buon umore in spazi pubblici generalmente avvolti nell’anonimato.

Non a caso, dalla generale diffidenza iniziale dell’esperienza, data anche dalla clandestinità dell’intrusione di queste opere nello scenario cittadino, oggi la loro tendenza viene sempre più riconosciuta e vista con occhio positivo dalle persone. “È una forma d’arte tessile a tutti gli effetti e la chiamano in tanti modi diversi, ad indicare stili che differiscono minimamente l’uno dall’altro – spiega Corinna Farchi, presidente e socia fondatrice del gruppo – noi con le nostre installazioni ci occupiamo prevalentemente di Urban Knitting o Guerrilla Crochet, filati per lo più sintetici (la lana ha dei costi molto elevati) con cui decoriamo, ravvivandoli, angoli rabbuiati o punti simbolici di paesi e città; e di Upcycling, un’altra formula tessile che consiste nel recupero di vecchi oggetti “dismessi”, lampadari, quadri, ruote di bicicletta e così via, rifunzionalizzati in chiave estetica inedita e attraente. Di quello che facciamo con passione smisurata, divertendoci e provando a divertire, teniamo a sottolineare l’aspetto ludico e fortemente inclusivo di quest’attività, che per come la intendiamo noi viene praticata in gruppo, superando la vecchia concezione di un lavoro casalingo in solitaria. Ritrovandoci all’aria aperta al Chiosco della Montagnetta nel Parco di Monza, piuttosto che alla Casa delle Arti e dei Mestieri di Vedano al Lambro (in un ambiente naturalmente accogliente dentro un discreto cortile nel centro storico del paese ndr)”.

E mai come nel loro caso vale l’assunto che l’unione fa la forza. “A parte il nucleo originale di volontarie, ci avvaliamo di una decina di collaboratrici che si uniscono saltuariamente. C’è chi poi preferisce prendere i gomitoli, farsi il lavoro per proprio conto a casa per riportarlo concluso. Ognuno contribuisce come preferisce. Le modalità con cui mostriamo pubblicamente il frutto dei nostri sforzi collettivi prevedono installazioni di breve, a volte brevissima durata, allestite durante autentici e spesso estenuanti raid notturni, i bombing, e per questo d’impatto e sorprendenti per chi la mattina seguente vi s’imbatte, per strada o nelle piazze: ricordiamo tra le prime idee concretizzate, i paracarri dell’arengario “vestiti” con i preservativi per la lotta contro l’AIDS, o le catene fucsia cucite alla Fontana delle Rane di Piazza Roma a Monza per il V-day; più recentemente le decorazioni fucsia sparse a ornamento di statue e monumenti monzesi per l’8 marzo.

Ma ci facciamo notare anche in concomitanza di date o momenti dell’anno che celebrano l’importanza di diritti umani a nostro avviso fondamentali, come il mese di giugno del Gay Pride, in cui al Parco di Monza abbiamo riaffermato queste libertà sugli alberi secolari dell’area cintata. L’altra tipologia di evento riguarda gli appuntamenti occasionali in cui abbiamo piacere di esporre. Interessante è stata a questo proposito la partecipazione alla Fabbrica della Ruota di Pray nel biellese, in cui abbiamo riproposto la circolarità dei mulini ad acqua in una zona che per vocazione con i suoi lanifici ha sfruttato per decenni questa importante risorsa, e oggi l’ecomuseo locale parla attraverso le tracce dell’archeologia industriale rimaste, di questa bella tradizione del territorio. Non mancano poi appuntamenti periodici come fiere e festival, in cui valutiamo l’opportunità di ritornare dove ci siamo trovate bene, instaurando collaborazioni anche durature. La recente kermesse internazionale del Yarn Bombing Festival, tenuta per la prima volta in Molise, e quest’anno inscenata nel quartiere milanese di Lambrate, dove tra le altre installazioni abbiamo portato un personale omaggio al film di Vittorio De Sica, Miracolo a Milano, è un esempio di evento che ci ha colpito per la dedizione e l’attenzione messe in campo dall’organizzazione, e già contiamo infatti di ritornare”.

La questione sociale del messaggio veicolato da queste insolite creazioni è un altro aspetto centrale del “fare” dell’associazione, avvalorata dal fatto che in alcune occasioni capita che gli stessi esecutori delle creazioni tessili siano bambini, piuttosto che immigrati, a cui il sodalizio dedica laboratori “ad hoc” che, vale la pena sottolinearlo, rappresentano un ottimo allenamento anche per la coordinazione oculo-manuale, e non solo come antidoto alla noia dei “buchi” quotidiani. Pur sostenendosi principalmente sul diletto, il gruppo si è comunque imposto delle regole precise da rispettare, non solo di carattere estetico, per evitare, con il metodo e la disciplina, il proliferare di manufatti non all’altezza del livello ormai raggiunto. E nello stilare l’elenco le autrici non hanno tralasciato di rimarcare lo spirito con cui nascono i progetti della realtà tessile brianzola, ricordando di mantenere un “atteggiamento zen” nei confronti di furti e vandalismi dei filati artistici, tutt’altro che rari nella loro pur breve esperienza associativa, così come di godersi le reazioni del pubblico.

E se queste elaborazioni non rientrano nelle logiche del mercato dell’arte attuale, comunque non possono lasciare facilmente indifferenti per la vivacità degli accostamenti cromatici, ma anche per gli echi altisonanti alla grande stagione artistica del secolo breve, specie quando di fronte a noi si stagliano omaggi a grandissime figure dell’arte del ‘900: riproduzioni della Stanza di Arles di Van Gogh, della pipa della celeberrima Trahison des images di Magritte, della ruota di bicicletta di Duchamp, piuttosto che del Guernica di Picasso. La stessa considerazione vale per quelle che potrebbero essere, con un pizzico di fantasia, delle idee di arredo anticonvenzionali come si presenta il “salottino pop” con poltroncina, tappeto e mobiletto in tinte coordinate, o sciami d’api di un giallo che più intenso non si può, che diventano complementi ornamentali per ambienti naturali di qualità, non a caso esposti nella suggestiva cornice verde del Gallery Sweet Gallery di Mariano Comense. Idee originali che modificano la percezione della cornice espositiva ospitante, “trasformandosi” loro stessi a seconda della diversa sede scelta. Insomma, Sul filo dell’arte non è solo sinonimo di celebrazione o denuncia sociale, ma offre contenuti che si avvicinano molto all’idea dell’imperante Street Art, seppur con tante minime differenze, ma una sicuramente in comune, che è portare un po’ di freschezza in paesaggi urbani dove troppo spesso sono le tinte spente a farla da padrone.

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