La Casa dell’Arte, a Morterone la tradizione culturale resiste e si rilancia

In un microcosmo di benessere e bellezza palpabili, distante dall’ordinario universo artistico rigido che sembrano trasmetterci con la loro impostazione canonica musei e gallerie, l’Associazione Culturale Amici di Morterone ha saputo trovare il modo di tornare “coi piedi per terra”, se così si può dire, con l’ultimo tassello della sua riconosciuta attività ultratrentennale. Sì perché all’ideale poetico della Natura Naturans con cui fin da metà degli anni “80 si fa notare il pregiato parco sperimentale di installazioni contemplabile in questa cornice naturalistica incontaminata, che nelle giornate terse risplende fino a suscitare sensazioni di pura evasione, da giugno 2021 si è affiancata una visione più convenzionale del concetto di fruizione culturale. Ma solo per esigenza, visto che la pittura per definizione e necessità richiede spazi di allestimento chiusi.

Ed ecco allora interrompersi visivamente in corrispondenza della nuova Casa dell’Arte, in località Pra de l’Ort, dopo aver passato in rassegna praticamente tutto il museo all’aperto, seguendo il percorso dell’unica via che attraversa in un infinito saliscendi il paese meno abitato d’Italia, quel connubio idilliaco che è ormai valore aggiunto indiscusso di quest’area montana raggiungibile solo da una strada provinciale panoramica. Così solitaria quanto attraente. I tre piani della Casa concepita con un’impronta strutturale che ricalca le vecchie e geometriche abitazioni della frazione di Frasnida (di fatto un gruppetto di case), con il tetto nettamente spiovente, custodiscono un concentrato di correnti italiane e internazionali dell’ultimo mezzo secolo. Elaborazioni negli anni esibite in occasione delle mostre tenute nel comune e non esponibili all’aperto, a cui si integrano altri contributi di artisti in molti casi già accolti dal progetto, che vive letteralmente sulla purezza della “poesia ambientale” di Carlo Invernizzi. Il poeta che su queste alture amava soggiornare, insieme all’associazione Amici di Morterone ha dato il la al programma di un’arte che esce da un’inquadratura formale ormai sfruttata fino al fatidico fondo. Come per i progetti in esterna, le idee visuali sono sempre e comunque nel segno dell’astrazione, quel solco storico tracciato nella tela rossa da Fontana.

Con questa filosofia di appoggio si comprendono meglio le relazioni che nell’ampia sala principale intessono ad esempio le modulari grafie di Dadamaino con le tracce profonde lasciate da Riccardo De Marchi, così come le geometrie visualizzabili sui declivi della valle, trasposte in una bidimensionalità che sembra vacillare, da Carlo Ciussi, con il rosso che è tonalità irrinunciabile di Niele Toroni e dei suoi punti equidistanti, già identificabili sulle case della località Centro. Ma vistosi e ricorrenti collegamenti con il parco all’aperto si ritrovano in tutti e tre i livelli – dominati dalle architetture del legno chiaro – nelle composizioni trasparenti al plexiglass di Francesco Candeloro, nei segni archetipici di Gianni Asdrubali, così come nei bozzetti di David Tremlett che all’ultimo piano ci ricordano il capolavoro dalle delicate tonalità pastello che sublima il soffitto del porticato di fronte all’ingresso della chiesetta municipale. Delicato è anche il tema cromatico bianco pensato per riunire sotto una forma candida gli sforzi creativi Riccardo Guarneri, Angelo Savelli e Antonio Scaccabarozzi. Ed è la sorpresa a deliziarci la visita all’ultimo piano, perché in luogo della pittura troviamo sculture, modelli di progetti, bozzetti e fotografie. È un museo a tutti gli effetti. Si arriva così, senza aspettarselo, al paradosso che anche in un luogo che prende le decise distanze dalla musealizzazione dell’arte, servono comunque ambienti in cui siamo noi ad “andare a trovare” l’arte, praticamente la filosofia opposta che regola il museo all’aperto.

Per questo il MACA (Museo d’Arte all’Aperto di Morterone) si avvicina molto di più per concezione e potenzialità futuribili al programma Fiumara d’Arte di Antonio Presti sul lungomare messinese, o alla Collezione Gori presso il Complesso di Fattoria di Celle nel pistoiese, che non ai parchi sculture negli ultimi anni sempre più fiorenti, animati da installazioni con la logica del site-specific. Perché il carattere dell’unicità non risiede nella relazione tra opera e ambiente ospitante, ma nell’opera stessa, che anche variando la cornice è in grado di mantenere sempre nell’anima quel plus identitario ed emozionale che sta poi a noi riconoscere. La Casa dell’Arte come spazio espositivo in un contesto certamente inconsueto, incorniciata all’esterno dalle installazioni di Ulrich Rückriem, Nicola Carrino e dai giochi luminescenti di François Morellet, riflette quindi un indirizzo inedito e un po’ in controtendenza rispetto a quello “aperto” di tutto il progetto. L’associazione, fatta di gente del luogo, non manca di prestare tutto il suo supporto per una visita completa, anche in settimana, sempre su appuntamento, per far conoscere quest’unicum in alta quota.

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