Nicolò Tomaini, a Lecco la lucida lettura della decadenza comunicativa

Distratti e tecnologicamente dipendenti, da non accorgersi del baratro socio-culturale in cui ci siamo drammaticamente ridotti. Abile a cogliere il paradosso di una comunicazione che rischia seriamente di portarci fuori strada rispetto alla realtà concreta, Nicolò Tomaini rimarca una volta di più l’asse portante della sua giovane eppure già ben strutturata e lucida ricerca, nella mostra Habeas corpus: sommario di decomposizione, in corso fino all’11 luglio al Palazzo delle Paure di Lecco. A cura di Sabina Melesi e Filippo Mollea Ceirano, l’esposizione passa in rassegna, tramite un assortimento ponderato, la produzione poco più che decennale dell’artista lecchese, che già 20enne aveva manifestato forti sintomi di “malessere” nel trovarsi di fronte a situazioni di totale incomunicabilità dovute alla progressiva importanza data dalle persone ai dispositivi del terzo millennio. Allora aveva mostrato la sua critica già affilata trasformando le icone social in simboli di passate dittature o in strumenti di morte, piuttosto che affiancando selci e tavolette di argilla agli smartphone, per far capire come fossero mutati da qualche millennio a questa parte gli strumenti della sopravvivenza.

Conscio di aver impiantato il seme della riflessione su un terreno di strettissima e pertinente attualità, e che si pone inevitabilmente per il futuro, negli anni lo ha coltivato declinandolo in tante formule mai banali, dal taglio volutamente umoristico per rendere l’essenza grottesca del rapporto assurdo instaurato dall’uomo con la tecnologia. Così, con i Monocromi gioca di sponda con i titoli delle opere per sottolineare l’idea di assoluta immediatezza d’uso degli strumenti di ultimissima generazione: percui inserisce il logo del programma “Paint” in un angolo di tele completamente bianche, facendo intendere il fatto che un semplice click basti a cambiarne interamente il colore della superficie. Altro aspetto analizzato da Tomaini con sapiente attenzione e la delicatezza di chi vuole indurci a ragionare sull’insensatezza di un sistema radicalmente malato, è la superficialità dell’azione umana, fra i tanti effetti di una digitalizzazione senza controllo, come anche di una società che richiede tempi velocissimi per assolvere a qualsiasi tipo di operazione. Perciò nei Ritratti di personaggi illustri, invece di apparire il volto di scrittori e intellettuali, che ci si aspetterebbe logicamente, di queste figure ci viene propinata la pagina di Wikipedia, in una sorta di “tascabile virtuale” sempre pronto all’uso. Il concetto viene ribadito nei Ritratti di amanti che evidenziano l’assurdità di relazioni sentimentali sostenute dallo scambio ossessivo di brevi frasi digitalizzate. Ma anche sotto forma di sculture contemporanee, Le 120 giornate di Sodoma, pacchi realizzati con cartoni da imballaggio, etichette, loghi e timbri di spedizione, che nel loro apparire aperti o parzialmente strappati in modo da poterne vedere parte del contenuto all’interno, ci impongono la riflessione accorta sull’affidamento che ormai si è fatto sul meccanismo diventato per molti un sistema routinario di ordine e ricezione a domicilio della merce, ma che non dovrebbe essere per niente esente da perplessità o interrogativi.

Le immagini associate più facilmente per consuetudine all’arte di Tomaini, i “caricamenti”, chiariscono concettualmente meglio di qualsiasi altra operazione espressiva il nocciolo della “questione”, se non vogliamo parlare senza mezzi termini di problema, con cui abbiamo di fatto deciso di convivere. Così, per visualizzare un quadro dell’Ottocento non è più necessario andare al museo, quando sullo smartphone si ha tutto a portata di mano: basta solo appunto attendere l’apertura o il download dell’immagine desiderata per visualizzarla, se si ha la virtù di pazientare qualche secondo… La finezza del procedimento pensato sta (quando questo non avviene su lastre trasparenti di metacrilato) nel recuperare opere originali (vecchi ritratti o paesaggi, spesso riutilizzando le medesime cornici originali), per sottolineare a chiare lettere il contrasto tra una fruizione autentica rispetto a quella dominante, rapida e sbrigativa, cristallizzando il momento in cui una parte del file è già visibile sullo schermo, mentre l’altra è in fase di “loading”. Eppure, qualche “inghippo”, in questa massiva navigazione virtuale, dovrà pur esserci: nella serie Petrolio l’artista li riassume nella loro invadenza più sfrenata, dalle pubblicità ai gadget sessuali.

Quanto agli effetti di un atteggiamento di massa spregiudicatamente incurante del pericolo di una simile deriva tecnologica, questi sono magistralmente riassunti da Tomaini nel nucleo di opere Silicio, in cui il quadro si presenta suddiviso in due regioni: una in cui il lavoro originale, sempre desunto da classici del passato – per indicarci ed educarci a quelli che dovrebbero essere i veri modelli da seguire – è scomposto in fasce orizzontali disallineate che simulano la fase di cancellazione dei dati; l’altra porzione in cui compaiono i codici algoritmici per l’annullamento di tale immagine, in un processo simulatore dell’autodistruzione collettiva astratta, difficile dire se consapevole o meno. Pur sapendo la difficoltà di parlare con uno schieramento per nulla propenso ad indietreggiare, non manca nemmeno lo sforzo di riportare il focus sulla necessità di ridare importanza al lavoro artigianale, riproducendo opere, sempre mutuate dall’arte moderna, sugli schermi dei tablet.

Insomma, in circa 70 opere degne delle migliori antologiche di profili ampiamente discussi dalla critica, l’arguzia tagliente di Tomaini ha trovato nella cornice culturale del lungolago lecchese un valido appiglio per farsi conoscere ancor più approfonditamente, sostenuto anche dalla soddisfazione personale di più giovane artista ad aver mai esposto nella prestigiosa sede istituzionale cittadina. “Con grande piacere mostro in questa pregevole vetrina (che mi onora ancor di più per essere quella della mia città) la mia arte, prima d’ora esibita in scenari istituzionali analoghi solo nel complesso UNESCO di Villa Caldogno a Vicenza, due anni fa. Non nascondo che mi sarebbe piaciuto poter lavorare a un progetto di simile portata con le scuole, per confrontarci su un discorso che li riguarda direttamente, essendo nati dentro questo “problema”. Sto tracciando un solco che di anno in anno si arricchisce di filoni inediti (perchè la tecnologia corre veloce), e penso di farlo in maniera totalmente autonoma. 

Sui programmi che mi attendono di qui a breve, sto lavorando a nuove serie in cui mi concentro sull’operazione di compressione dei dati e dove posso anticipare, in linea con la dimensione di voragine che sta assumendo questa criticità, ci sarà un esplicito richiamo dantesco al fiume infernale dell’Acheronte. Sono contento e consapevole che la mia considerazione per l’attualità contingente di cui parlo, stia crescendo anche all’estero, infatti ho da poco firmato un contratto con una galleria di Graz, per l’esclusiva sul mercato di Austria, Germania e Svizzera. A settembre intanto tornerò ad esporre “a casa”, alla galleria Melesi, con una tripla personale insieme a Claudio Destiti e Tino Stefanoni”. Procede quindi spedito, come l’oggetto della sua ricerca, il processo di svelamento della decomposizione della società, attraverso il sommario di codici che illuminano azioni e atteggiamenti perversi della nostra scriteriata quotidianità.

Nicolò Tomaini


Info


Nicolò Tomaini, Habeas corpus: sommario di decomposizione, fino all’11 luglio a Palazzo delle Paure. 

Orari: lunedì chiuso; martedì 10-13; mercoledì e giovedì 14-18; venerdì, sabato e domenica 10-18

Biglietto: € 2,00

Gli accessi alla mostra sono regolati in base alle vigenti norme anti Covid-19.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Vanillaedizioni (48 pagg.), con i testi istituzionali e un saggio critico di Filippo Mollea Ceirano.

Per informazioni contattare:

– Palazzo delle Paure

tel. biglietteria +39 0341 286729

e-mail: palazzopaure@comune.lecco.it 

oppure

– Segreteria Si.M.U.L (Sistema Museale Urbano Lecchese)

tel. 0341.481.247- 249

e-mail: segreteria.museo@comune.lecco.it

sito: www.museilecco.org

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